martedì 11 luglio 2017

venerdì 30 giugno 2017

Lo strapotere del potere

Viviamo in un’epoca in cui il potere è totalmente ostaggio delle forze più vicine all’istintualità pura. Queste sono le circostanze (“shi” in cinese, che significa anche potere, cfr. http://associazione-federicoii.blogspot.it/2016/05/shi-il-poterecircostanze-dallintro-di.html) in cui ritroviamo ad agire, e non possiamo non prenderne atto. Ciò significa, ad esempio, che ingenti transazioni finanziare possono “attraversare” soltanto quei “medium” che nelle loro finalità concorrono a far discendere verso il Basso lo “stato del mondo”, come si dice in statistica.
La natura inferiore dell’uomo si può rappresentare, come è ben noto, in tre livelli: mentale, emotivo e fisico. L’ultimo è il livello istintuale, quello che condividiamo con gli animali e che, se l’uomo si riduce unicamente a esso, lo fa divenire bestia, in quanto l’uomo non è appunto riducibile alle sue funzioni biologiche. Ora, volendo fare un esempio molto pratico, come mai l’agente di borsa guadagna di più di un letterato? Il primo è un tipo umano che spenderà tutte le sue energie nel soddisfare i suoi desideri, la sua parte istintuale. Spesso ha una vita emotiva repressa e una mentale assente (quella spirituale non la concepisce proprio, ma non diversamente, beninteso, dai suoi opposti “uomini di cultura”...). Questo tipo oggi ha il favore delle circostanze, a causa delle “dimensioni qualitative del tempo” (cfr. il capitolo de “Il Regno...” di Guénon) in cui ci troviamo.
Un letterato invece, che vivrà di più nella sfera mentale, rinuncia a una parte di questo “potere vitale” in cambio della soddisfazione del sentirsi parte di un mondo più raffinato, magari facendo parte di qualche associazione culturale o lavorando in una casa editrice, cosa che non è di certo remunerativa. Anche chi predilige (non che ci sia veramente libertà di scelta, la natura qui impera) vivere nella sfera emotiva può trovare diversi ostacoli; qui il punto è particolare, perché ad esempio un musicista o un attore, operando in questo campo, può ritrovarsi ad essere uno straccione oppure (in rarissimi casi) “attingere” a un serbatoio spropositato: questo a causa della “lunarità” caratteristica delle emozioni e dei sentimenti, che si riflette in una portata più ampia, e al grandissimo ruolo che hanno oggi le emozioni del dirigere le masse.
È evidente che se le le “forze vitali” oggi scorrono verso il Basso e promettono molto a chi sceglie di farsi trascinare da esse in cambio di una breve notorietà su questo palcoscenico – “l’ambizione fa più danni di un elefante imbizzarrito” avrebbe potuto dire Buddha – nessuna possibilità di uscire fuori da questo quadro è possibile con i mezzi della vita ordinaria. Nessun movimento o ribellione: ribellarsi è giusto, ma non basta (cfr. http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/06/roma-ermetica-3-passando-per-caso-in.html#comment-form).


C’è di più oltre questi dominii della natura inferiore? C’è di più, c’è di più...

domenica 21 maggio 2017

Fino a quando aspetti, o Signore?


“Quando egli aperse il quinto sigillo, io vidi sotto l’altare le anime di coloro che erano stati uccisi a motivo della parola di Dio e a motivo della testimonianza che avevano resa e gridarono a gran voce dicendo: Fino a quando aspetti, o Signore, che sei il Santo e il Verace, a fare giustizia del nostro sangue sopra coloro che abitano sulla terra?” (Ap., c. 6, 9-10).


lunedì 1 maggio 2017

Dal sottile al denso...

Le pagine riempite mi danno la sensazione di capitale accumulato. Non mio; usciti fuori dalla mia testa, i pensieri diventano patrimonio degli uomini. (Se mai si possa dire che i pensieri “appartengano” a chi li ha). Non riuscivo a capire come mai generare un dibattito possa creare un polo di attrazione, dargli una densità tale da “materializzarsi” prima o poi. È che ci sono indefinite gradazioni di intensità anche per i pensieri: chi ne ha pochi, ne ha di pesanti come macigni. E armonici, ritmati, capaci anche di toccare vette sublimi. Chi pensa ininterrottamente e compulsivamente ha la mente come una brodaglia insapore. Questa brodaglia non può fare massa, anche se occasionalmente succeda che nel “flusso” ci capiti qualcosa di valore[1].
I maestri avanzati devono avere una intensità di pensiero straordinaria, capace di influire sulla realtà di veglia.

Ecco come avviene l’attuale liquefazione delle menti: estrema compulsione e frammentazioni delle menti singole, via “contenuti” sempre più brevi e spezzati.

C’è anche la controparte “sottile” della Banca Centrale, che immette “liquidità” sul piano mentale collettivo per prolungare questa fantasmagoria. Altrimenti anche questo livello del System salterebbe...

venerdì 21 aprile 2017

Un importante colloquio

Un importante colloquio

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Gli scritti di Andrea A. Ianniello sono capitali per chi vuole mutare il proprio quadro di riferimento mentale. E non solo: anche per non cadere nelle numerose illusioni sia passatiste sia “futurottimiste” in cui si può facilmente scivolare oggi. È stato postato al seguente link un dialogo che è una vera summa delle indicazioni, veramente utili e senza prezzo, da cui si possono e si devono ricavare dei filoni d’oro, trattasi effettivamente di una vera e propria miniera: http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/04/colloquio-sul-blog-tra-il-gestore-a.html
Studiandosi il suo corpus venuto fuori attraverso gli anni si può iniziare a mutare la propria scarsa visione d’insieme e trovare un appiglio solido all’incessante incalzare degli eventi, reso ancora più confusionario dalla rapidissima accelerazione che sta avendo questo inglorioso finale del Kali Yuga negli ultimi periodi. In questo colloquio si può trovare una vera e propria summa che guiderebbe il ricercatore nei numerosi studi, sia di Ianniello, sia dei suoi vari collaboratori, tra cui il validissimo Incànus.
“Personalmente”, sarebbe stato impossibile per me continuare a seguirlo senza che stessi già spostando il baricentro del mio essere dal mentale ad “altrove”, perché il primo impatto è quello di trovarsi di fronte a qualcosa di talmente vasto, ampio da mozzare il fiato. Una cosa del genere mi era accaduta soltanto con le nozioni di Guénon, che conoscevo da pochi mesi. Per sopportare soltanto la possibilità di esistenza di certe cose, infatti, la coscienza ordinaria non basta. Sempre “personalmente” poi, per fare un esempio, sono entrato in contatto con gli scritti di Incànus cercando a proposito delle “sette torri del diavolo”, quindi a seguito della lettura de “Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi”, altro libro non facile da digerire, non banalmente nel senso che non lo si capisce subito, ma proprio non lo si sopporta nel senso indicato “suso”. Ma quel libro mi era stato indicato dalla persona a me più cara, per cui ero certo che lo avrei retto.

Entriamo nel merito [tra « » le citazioni dal link].
«La posizione dell’ultimo Heidegger, pur non potendosi affatto dimenticare tutto il suo “precedente”, però apre un cammino.
Direi che possiamo “andar oltre” Heidegger, a questo punto, e dobbiamo dire che se oggi il “pensiero” (o la filosofia), pur ridotta sovente a mera ancilla scientiae modernae, può avere un suo ruolo specifico, esso – il “ruolo” – sta precisamente nel dover esser aperti all’Adveniens. [...]
La via è questa, oggi. E porta fatalmente fuori dal pensiero occidentale, ma pure da quello orientale “classico”, che piaccia o non. In quanto un Adveniens che “ti telefoni” e ti dica sia quando si manifesti, sia, soprattutto, le modalità della sua “finale” apparizione, per ciò stesso non sarebbe più “l’” Adveniens. [...]
Heidegger: “la filosofia non potrà produrre nessuna immediata modificazione dello stato attuale del mondo. E questo non vale soltanto per la filosofia, ma anche per tutto ciò che è mera intrapresa umanaOrmai solo un Dio ci potrà salvare. Ci resta, come unica possibilità, quella di preparare (Vorbereiten [corsivo in originale]) nel pensare e nel poetare, una disponibilità (Bereitschaft [corsivo in originale]) all’apparizione del Dio o all’assenza del Dio nel tramonto (al fatto che, al cospetto del Dio assente, noi tramontiamo)”».
Questo è l’assunto iniziale, ma anche meta finale, di e per tutto il lavoro svolto da Ianniello.
“Oramai soltanto un Dio ci può salvare” perché non siamo in grado di “riattivare” la sovranitas in Terra da soli. La teologia politica sta a dirci proprio questo, la sovranità discende da Dio, dal “Centro spirituale”; quando si interrompe va restaurata, ma ciò non è mai stato possibile fino a quando la cosa è divenuta irreparabile. La Grande Crisi, tuttora irrisolta come sottolineato giustamente, ha i suoi acmi (in Occidente, ma ormai vale per l’umanità tout court) nel Trecento, con le vicende ormai assai note dello scioglimento dei Templari, e nel Seicento col ritiro dei Rosa-Croce in Asia dopo il non recepito tentativo di rinnovamento tradizionale.

Cosa prende il posto della sovranitas? Noi chiederemmo: chi ha il potere oggi? Ma il potere non coincide esattamente a quello. Se osservano bene i rapporti di forza in ambito economico e politico si vedrà che, quando non sono di interesse, sono mantenuti “a forza” dall’esterno, quindi con violenza. Non di certo una situazione di stabilità, da qui l’impetuosa “corrente degli eventi” come ebbe a notare Talleyrand (cfr. La Rovina di Kasch).
La risposta è nessuno. Si impongono però le forze dissolventi, che Guénon chiamò “contro-iniziazione”, ed è questa oggi ad avere la “sovranitas”, tra virgolette come usate in merito anche dall’Autore, perché di effettiva sovranitas non si può parlare, non avendo ricevuto il “mandato celeste”.
Sono quindi queste forze dissolventi a fare da “sangue” (forza vitale) al sistema mondiale oggi, installando un corpo estraneo sul globo, quel golem che è la tecnica. Ma chi da allora questa linfa vitale alla contro-iniziazione? Non sono qui in grado di rispondere.

Un’altra questione sfiorata un paio di volte da Ianniello, a mio parere fondamentale:
«Son temi dove si necessita la vera “comprensione” – che non è il mero capire con la sola mente, ricordava Gurdjieff -, inoltre avrei difficoltà nel render conto di ricerche cui ho dedicato interi anni. Qual è la differenza tra due che, pur parlando dello stesso tema, il primo pare acqua sul vetro di una finestra e l’altro lascia traccia: che nel secondo caso non vi è solo la mente, il “mentale”, ma vi è il “retroterra” che il secondo ha portato sul tema, e che il primo non può avere. Ecco la differenza fra gli artisti o in qualsiasi altro campo dell’umano scibile o agire. Ecco la vera differenza tra le persone».
Scherzando potremmo dire: AAA cercasi illuminati per “contrattacco al mondo moderno”. Ma non gli “Illuminati” dei complottisti, ma chi riesca a vedere in controluce la rete delle illusioni tessute dalla mente.
Non mi metto sicuramente tra quelli che hanno la vera comprensione. Di certo mi sembra chiaro che i discorsi di Ianniello saranno sicuramente inintelligibili a chi non si impegna ad andare oltre il mentale. Non so, forse in passato era possibile far capire la gravità di certi temi anche alle persone “comuni”, anche se a me pare follia; ora è impossibile parlare di esoterismo o discipline spirituali senza essere completamente travisati. Figuriamoci soltanto immaginare il contrattacco al mondo moderno!
Ringrazio comunque l’Autore per la sua pluridecennale pazienza e per averci offerto (e per continuare a offrirci) la “tacca che incide”. Balzando di consapevolezza in consapevolezza ci si renderà conto dell’urgenza delle questiones tirate su da Ianniello, dell’importanza del lavoro che ha svolto, veramente di proporzioni monumentali.
Si spera un giorno di essere svegli abbastanza per rispondere all’appello.


Il tempo passa, e la sfida resta aperta.