venerdì 21 aprile 2017

Un importante colloquio

Un importante colloquio

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Gli scritti di Andrea A. Ianniello sono capitali per chi vuole mutare il proprio quadro di riferimento mentale. E non solo: anche per non cadere nelle numerose illusioni sia passatiste sia “futurottimiste” in cui si può facilmente scivolare oggi. È stato postato al seguente link un dialogo che è una vera summa delle indicazioni, veramente utili e senza prezzo, da cui si possono e si devono ricavare dei filoni d’oro, trattasi effettivamente di una vera e propria miniera: http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/04/colloquio-sul-blog-tra-il-gestore-a.html
Studiandosi il suo corpus venuto fuori attraverso gli anni si può iniziare a mutare la propria scarsa visione d’insieme e trovare un appiglio solido all’incessante incalzare degli eventi, reso ancora più confusionario dalla rapidissima accelerazione che sta avendo questo inglorioso finale del Kali Yuga negli ultimi periodi. In questo colloquio si può trovare una vera e propria summa che guiderebbe il ricercatore nei numerosi studi, sia di Ianniello, sia dei suoi vari collaboratori, tra cui il validissimo Incànus.
“Personalmente”, sarebbe stato impossibile per me continuare a seguirlo senza che stessi già spostando il baricentro del mio essere dal mentale ad “altrove”, perché il primo impatto è quello di trovarsi di fronte a qualcosa di talmente vasto, ampio da mozzare il fiato. Una cosa del genere mi era accaduta soltanto con le nozioni di Guénon, che conoscevo da pochi mesi. Per sopportare soltanto la possibilità di esistenza di certe cose, infatti, la coscienza ordinaria non basta. Sempre “personalmente” poi, per fare un esempio, sono entrato in contatto con gli scritti di Incànus cercando a proposito delle “sette torri del diavolo”, quindi a seguito della lettura de “Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi”, altro libro non facile da digerire, non banalmente nel senso che non lo si capisce subito, ma proprio non lo si sopporta nel senso indicato “suso”. Ma quel libro mi era stato indicato dalla persona a me più cara, per cui ero certo che lo avrei retto.

Entriamo nel merito [tra « » le citazioni dal link].
«La posizione dell’ultimo Heidegger, pur non potendosi affatto dimenticare tutto il suo “precedente”, però apre un cammino.
Direi che possiamo “andar oltre” Heidegger, a questo punto, e dobbiamo dire che se oggi il “pensiero” (o la filosofia), pur ridotta sovente a mera ancilla scientiae modernae, può avere un suo ruolo specifico, esso – il “ruolo” – sta precisamente nel dover esser aperti all’Adveniens. [...]
La via è questa, oggi. E porta fatalmente fuori dal pensiero occidentale, ma pure da quello orientale “classico”, che piaccia o non. In quanto un Adveniens che “ti telefoni” e ti dica sia quando si manifesti, sia, soprattutto, le modalità della sua “finale” apparizione, per ciò stesso non sarebbe più “l’” Adveniens. [...]
Heidegger: “la filosofia non potrà produrre nessuna immediata modificazione dello stato attuale del mondo. E questo non vale soltanto per la filosofia, ma anche per tutto ciò che è mera intrapresa umanaOrmai solo un Dio ci potrà salvare. Ci resta, come unica possibilità, quella di preparare (Vorbereiten [corsivo in originale]) nel pensare e nel poetare, una disponibilità (Bereitschaft [corsivo in originale]) all’apparizione del Dio o all’assenza del Dio nel tramonto (al fatto che, al cospetto del Dio assente, noi tramontiamo)”».
Questo è l’assunto iniziale, ma anche meta finale, di e per tutto il lavoro svolto da Ianniello.
“Oramai soltanto un Dio ci può salvare” perché non siamo in grado di “riattivare” la sovranitas in Terra da soli. La teologia politica sta a dirci proprio questo, la sovranità discende da Dio, dal “Centro spirituale”; quando si interrompe va restaurata, ma ciò non è mai stato possibile fino a quando la cosa è divenuta irreparabile. La Grande Crisi, tuttora irrisolta come sottolineato giustamente, ha i suoi acmi (in Occidente, ma ormai vale per l’umanità tout court) nel Trecento, con le vicende ormai assai note dello scioglimento dei Templari, e nel Seicento col ritiro dei Rosa-Croce in Asia dopo il non recepito tentativo di rinnovamento tradizionale.

Cosa prende il posto della sovranitas? Noi chiederemmo: chi ha il potere oggi? Ma il potere non coincide esattamente a quello. Se osservano bene i rapporti di forza in ambito economico e politico si vedrà che, quando non sono di interesse, sono mantenuti “a forza” dall’esterno, quindi con violenza. Non di certo una situazione di stabilità, da qui l’impetuosa “corrente degli eventi” come ebbe a notare Talleyrand (cfr. La Rovina di Kasch).
La risposta è nessuno. Si impongono però le forze dissolventi, che Guénon chiamò “contro-iniziazione”, ed è questa oggi ad avere la “sovranitas”, tra virgolette come usate in merito anche dall’Autore, perché di effettiva sovranitas non si può parlare, non avendo ricevuto il “mandato celeste”.
Sono quindi queste forze dissolventi a fare da “sangue” (forza vitale) al sistema mondiale oggi, installando un corpo estraneo sul globo, quel golem che è la tecnica. Ma chi da allora questa linfa vitale alla contro-iniziazione? Non sono qui in grado di rispondere.

Un’altra questione sfiorata un paio di volte da Ianniello, a mio parere fondamentale:
«Son temi dove si necessita la vera “comprensione” – che non è il mero capire con la sola mente, ricordava Gurdjieff -, inoltre avrei difficoltà nel render conto di ricerche cui ho dedicato interi anni. Qual è la differenza tra due che, pur parlando dello stesso tema, il primo pare acqua sul vetro di una finestra e l’altro lascia traccia: che nel secondo caso non vi è solo la mente, il “mentale”, ma vi è il “retroterra” che il secondo ha portato sul tema, e che il primo non può avere. Ecco la differenza fra gli artisti o in qualsiasi altro campo dell’umano scibile o agire. Ecco la vera differenza tra le persone».
Scherzando potremmo dire: AAA cercasi illuminati per “contrattacco al mondo moderno”. Ma non gli “Illuminati” dei complottisti, ma chi riesca a vedere in controluce la rete delle illusioni tessute dalla mente.
Non mi metto sicuramente tra quelli che hanno la vera comprensione. Di certo mi sembra chiaro che i discorsi di Ianniello saranno sicuramente inintelligibili a chi non si impegna ad andare oltre il mentale. Non so, forse in passato era possibile far capire la gravità di certi temi anche alle persone “comuni”, anche se a me pare follia; ora è impossibile parlare di esoterismo o discipline spirituali senza essere completamente travisati. Figuriamoci soltanto immaginare il contrattacco al mondo moderno!
Ringrazio comunque l’Autore per la sua pluridecennale pazienza e per averci offerto (e per continuare a offrirci) la “tacca che incide”. Balzando di consapevolezza in consapevolezza ci si renderà conto dell’urgenza delle questiones tirate su da Ianniello, dell’importanza del lavoro che ha svolto, veramente di proporzioni monumentali.
Si spera un giorno di essere svegli abbastanza per rispondere all’appello.


Il tempo passa, e la sfida resta aperta.

martedì 14 marzo 2017

Dormire tutta la notte è un'invenzione recente

Come ci racconta questo articolo, dormire per tutta la durata della notte e in maniera filata è un’abitudine di noi moderni, anzi modernissimi: sembra essere stata l’introduzione della luce elettrica a fine Ottocento ad aver modificato i nostri ritmi.

Fino ai primi lampioni del Diciannovesimo secolo, che hanno ampliato le ore di luce e diminuito drasticamente quelle da poter suddividere in due riposi separati, tradizioni e gruppi sociali lontanissimi fra loro – geograficamente, ma non solo – avevano adottato la pratica del “sonno spezzato”: la notte era scissa in due parti, in due sonni, intervallati da un’ora di «quieta incapacità di prendere sonno» che in molte culture coincideva con rituali dedicati alla fertilità, all’interpretazione dei sogni o alla preghiera”.

La pratica di interruzione del sogno finalizzata ad esempio alla recita dei mantra, che riscontriamo nei monasteri tibetani, non sembra più perciò una strana abitudine relegata in certi contesti ma era estesa (seppur a un’intensità diversa) a tutte le persone.


sabato 4 marzo 2017

È morto Marco Capuzzo Dolcetta il 18 Gennaio

Il 18 Gennaio è morto Marco Dolcetta, notizia appresa soltanto col passaparola e alla cui figura nessuno ha dedicato niente.
Allora qui vogliamo dare un minimo di tributo ad una persona in cui ci si imbatte sicuramente, se si ha un minimo di sensibilità verso certi temi.

È stato fondamentale, insieme a Giorgio Galli, per comprendere le radici occulte del nazionalsocialismo, in seguito anche del comunismo e last but not least, sulla controversa questione delle sette torri del diavolo.

Di seguito alcuni link.


"Il Nazismo Esoterico", link alla playlist completa di 12 video:



"L'Esoterismo nel Comunismo", link al primo di sei video, i restanti stanno tra i correlati:



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Documentario sulle Sette Torri del Diavolo, purtroppo solo in francese, in due parti:


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Alcune copertine dei suoi libri:


Nazionalsocialismo esoterico. Studi iniziatici e misticismo messianico nel regime hitleriano, Castelvecchi 2003.




Gli spettri del Quarto Reich. Le trame occulte del nazismo dal 1945 a oggi , BUR Rizzoli 2007.






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